C’ERA UNA VOLTA A POIRINO

 

Giovanni Antonio STUARDI

(Poirino 1862 – Torino 1938)

A cura di Luciano Crocellà

Di seguito il link alla biografia ed alle opere di:

Giovanni Antonio STUARDI

Paolo GAIDANO

(Poirino 1861 – Torino 1916)

LA VITA E LE OPERE

A cura di Luciano CROCELLA’

Paolo Gaidano – La vita e le opere

 

Scoperte nuove opere

dell’illustre pittore poirinese

 Le manifestazioni organizzate nel 2016 per celebrare il centenario della nascita del pittore poirinese hanno stimolato gli amanti del genere a ricercare ulteriori opere per arricchire la gamma delle sue opere nella convinzione che quelle note fossero solo una parte della sua cospicua produzione.

Nell’ambito di questa ricerca l’Associazione per il Museo storico di Poirino, a seguito della generosa donazione della famiglia dei conti Capello di Roma. è entrata in possesso di alcuni lavori dell’artista.  Il materiale reperito è costituito da composizioni varie e bozze di lavoro che di seguito riportiamo.

Paolo Gaidano – Bozza studio di quadro destinato a istituto ecclesiastico non noto

Paolo Gaidano – Bozza di studio relativo a particolare del quadro destinato a istituto ecclesiastico non noto

Paolo Gaidano – Studio di uomo relativo a particolare del quadro “I delusi”

Paolo Gaidano – studio di donna relativo a particolare del quadro “I delusi”

Le due suddette bozze di studio furono realizzate nel 1883 in preparazione del più famoso quadro “I delusi”, opera attualmente in possesso di un privato. La drammaticità della scena di passione e di morte dei due amanti morti abbracciati, in una atmosfera resa ancora più cupa dai colori scuri e dalla forte saturazione, ha alimentato una serie di interpretazioni circa l’ispirazione del quadro che vanno dalla semplice rappresentazione di un fatto di cronaca che può avere scosso l’artista, alla storia di una sua delusione amorosa, sino ad arrivare alla visione ottocentesca del famoso dramma di Romeo e Giulietta.

 

Paolo Gaidano – “I delusi” –  Torino 1884 – olio su tela cm. 150×215 – Proprietà privata

Paolo Gaidano – Studio della figura di angelo da inserire in opera, attualmente non nota

Paolo Gaidano – 1908.

Opera realizzata su commissione della sua estimatrice contessa Amalia Capello. La contessa Amalia (Torino 1864-Roma 1943) era una affermata personalità, autrice di biografie e di studi a carattere religioso- culturale, nonché conferenziera tra le cui opere annovera anche una raccolta di fiabe dedicate ai bambini sul tema della felicità. Per illustrare il contenuto del libro la contessa Amalia affidò a rinomati artisti dell’epoca tra cui il Gaidano la realizzazione dei disegni che avrebbero dovuto animare le scene fantastiche delle fiabe. L’opera è inserita nella novella “Lo specchio di tartaruga” ed è stata scelta dall’autrice per adornare la copertina del libro.

Paolo Gaidano – 1908 – Illustrazione relativa alla fiaba “Felicità”

Paolo Gaidano – 1908 – Illustrazione relativa alla fiaba “Il brillante portentoso”

 

Le seguenti opere fanno parte di una collezione privata le cui immagini sono state gentilmente messe a disposizione della Associazione dalla famiglia dei conti Capello. 

Paolo Gaidano – Santa Eisabetta d’Ungheria – olio su tela . dim. 35×50 cm.

 

Paolo Gaidano – Ritratto della contessa Amalia Capello – Olio su tela, 53×70 cm

 

Paolo Gaidano – volto di donna – olio su tela – dim. 32×49 cm

 

Paolo Gaidano – Volto di donna di profilo – olio su tela – dim. 32×44 cm

 

Scarica il file:         PAOLO GAIDANO

 

http://www.facebook.com/AssociazioneMuseoStoricoPoirino/videos/1231055190569627/

http://www.facebook.com/AssociazioneMuseoStoricoPoirino/videos/1117371685311426/

GIOVANNI BATTISTA VITROTTI, un fotografo all’antica.

Il COMUNE DI POIRINO tramite la Biblioteca Comunale e il CIRCOLO FOTOGRAFICO hanno organizzato nel maggio 2018 un evento dedicato a due noti fotografi poirinesi del passato, GIOVANNI BATTISTA VITROTTI e ROMOLO NAZZARO, con una mostra ed una conferenza. Vi ha partecipato anche la nostra Associazione Museo Storico con una relazione su Vitrotti tenuta da Alessandro Crivello (qui riportata in sintesi)

Gli anziani lo ricordano bene, in primo luogo per la sua personalità estrosa, eccentrica, per certi suoi atteggiamenti quasi provocatori, da misantropo, ma nello stesso generoso nel donare la fotografia scattata a chi gli aveva fatto qualche cortesia.

La sua vita durò 87 anni: in Poirino visse per una trentina d’anni, dal 1939 al 1969, da solo, facendo il fotografo professionista in uno studio collocato presso l’abitazione in via Arpino, angolo via Trento. Ma sovente era in giro con la sua vecchia macchina fotografica che sistemava davanti ai soggetti e paesaggi da riprendere, posata su un treppiede: quindi si poneva dietro di essa, tirava sopra di sé la tendina nera e dopo aver impartito le ultime disposizioni sulla posa, sorreggendo con una mano la lampada al magnesio, scattava la fotografia che allora si imprimeva sulla lastra.

     Aveva già 56 anni quando, proveniente da Trofarello, si trasferì in Poirino l’8 febbraio 1939. Della sua vita precedente al momento sappiamo ben poco, a parte alcuni dati biografici. Era nato a Torino il 20 maggio 1883, in una casa sita nei pressi della chiesa della Gran Madre, da Giuseppe Vitrotti e da Cecilia Caudana. Il 14 maggio 1914 (a trentuno anni) si unì in matrimonio con Anna Nasi, più giovane di lui di tre anni (era nata a Briaglia Santa Croce, nei pressi di Mondovì, l’11 maggio 1886). Dal matrimonio nacquero tre figli: GIUSEPPE (1917 – 1997), rimasto celibe, vissuto tra Torino, Chieri e Vicoforte, dotato del titolo di scuola media inferiore, collaudatore di professione; ANNA MARGHERITA (1919-1996), licenza elementare, nubile; ed infine LUIGI, nato in Torino nel 1922, titolo di scuola media inferiore, coniugato con OLGA BOFFA, con cui si trasferì nel 1978 da Torino nel Comune di Briaglia, ovvero il Comune da cui proveniva la madre: non si è a conoscenza di figli per cui la generazione del nostro fotografo Vitrotti parrebbe essersi estinta.

     Non sappiamo quando il nostro Vitrotti abbia iniziato a fare il fotografo; sappiamo invece che i due coniugi si separarono, che Giovanni Battista visse un po’ a Chieri, poi a Trofarello e quindi approdò a Poirino da solo esercitando la professione di “fotografo in proprio senza dipendenti”.

     In Poirino nel corso dei trent’anni cambiò casa quattro volte: nei primi mesi (dal febbraio al novembre del 1939) visse in via Carlo Maina, poi in via Trieste n. 5 per nove anni (dal novembre 1939 al giugno 1948); quindi in via Trento angolo via Arpino, in una piccola e vecchia casa ora demolita dove allestì anche il suo studio fotografico (dal giugno 1948 al giugno 1962); e infine trascorse gli ultimi anni di Poirino in una casa dell’assistenza pubblica, in via Alfazio, sino al trasferimento definitivo a Torino nell’ottobre 1969. E a Torino (non sappiamo dove e con chi) visse ancora sei mesi: si spense il 15 marzo 1970.

     “Di lui, nelle memorie dei poirinesi più anziani, resta una folla di aneddoti. Ci dipingono un ritratto fatto di stravaganze e di sprezzo delle convenzioni, tanto da farlo apparire un po’strano agli occhi dei suoi conterranei: l’inveterata abitudine di cancellare nelle foto di gruppo le sembianze di una persona dalla quale riteneva di aver subito un torto, sostituendola con una croce o con un’immagine religiosa ad esempio; oppure quella di passeggiare per le vie del paese con un volatile da cortile appoggiato sulla spalla”. Così riportava una nota redatta dal Consiglio di Biblioteca di Poirino nell’anno 1997 per motivare la dedica della prima edizione del Concorso Fotografico a Giovanni Battista Vitrotti. Alcune testimonianze raccolte di recente (maggio 2018) confermano la singolarità della sua personalità: talvolta passeggiava con una gallina sottobraccio; sempre in bicicletta anche per fotografare ambienti e personaggi; faceva il burlone con le ragazzine per cui aveva simpatia, dedicando loro le rispettive fotografie; celebre la sua rovinosa caduta presso la Fontana della Giovinezza con la macchina fotografica piazzata per fotografare il passaggio della Madonna pellegrina nel 1950. Pare che negli anni del Fascio avesse segnalato ai gerarchi i nominativi di dissidenti poi puniti con la somministrazione di olio di ricino: ma una signora subito dopo la guerra si ricordò di tale sua abitudine che era costata la somministrazione dell’olio di ricino al proprio padre; lo rincorse per strada, gli urlò dietro, gli afferrò i baffi: il giorno successivo fu visto con una medicazione al posto dei baffi. Certo, per meglio delineare personalità e atteggiamenti occorrerebbero documenti: ma al momento non ne sono stati rinvenuti.

     Sono state rinvenute invece una cinquantina di sue fotografie, in parte già raccolte nell’Archivio Fotografico della Biblioteca comunale, in parte reperite in occasione della recente mostra fotografica e convegno organizzati dal Circolo Fotografico nel Maggio poirinese. Che cosa era solito fotografare il nostro Vitrotti, fotografo di professione? In primo luogo ritratti in studio, in pose studiate; poi foto di gruppo, di matrimoni, di leve, di scolaresche; ma anche eventi straordinari: la Madonna pellegrina in una tessitura poirinese; la gente schierata sotto il ritratto del Duce, con tante splendide “cavagne” di asparagi; un carro folcloristico in piazza Morioni; una banda musicale; un gruppo di scavatori di fossati. Altrettanto singolari erano le sue “firme” e dediche: solitamente firmava le proprie foto con un timbro rotondo che recava le parole: FOTOGRAFIA VITROTTI POIRINO; altre foto riportano un timbro lineare su più righe con la seguente dicitura: data; STUDIO FOTOGRAFICO VITROTTI VIA TRENTO POIRINO – VIETATA RIPRODUZIONE cui aggiungeva manualmente la scritta per qualsiasi uso. Altro modo di firmare le sue foto era l’inserimento di un suo ritratto ovale all’interno della foto stessa. Singolari poi alcune sue dediche poste sul retro della fotografia, donata al benefattore. Il nostro Vitrotti continuò a fotografare con la sua vecchia e ingombrante macchina, dietro la quale scattava la fotografia sotta la tela nera, tenendo in mano la lampada al magnesio. Forse l’unico vezzo modernista che si concesse fu la colorazione di alcune foto di ritratti o di gruppi famigliari.

     Bene hanno fatto il Consiglio di Biblioteca a dedicare a Lui il Concorso fotografico (ora, 2018, giunto alla XXI edizione) ed il Circolo Fotografico a ricordarLo, insieme a Romolo Nazzaro: la fotografia, oltre che arte e memoria, è anche una preziosa fonte di documentazione storica.

TRAMWAY 

MANDOLINISTICA 

ANTICO GIOCO DEL TAVOLAZZO 

                     

In quali condizioni sociali si viveva a Poirino e d’intorni ? Che significava vivere nella povertà ? Come era la scuola nel passato ? Quali atteggiamenti avevano gli alunni verso le maestre ? I giovani fidanzati riuscivano a parlarsi prima del matrimonio ? Quali erano i rimedi  che si usavano per le malattie più diffuse ? Questi i temi trattati nel corso dell’incontro guidato da Franco Pavesio, che per l’Unitre ha condotto un laboratorio per due anni. Vari interventi hanno approfondito i suddetti aspetti aggiungendo anche testimonianze del proprio vissuto personale.

Nel 1872 fu costituito Un Comitato Promotore della ferrovia da Cambiano ad Alba. I Delegati dei Comuni di Poirino e Pralormo: Mazzucchi Notajo Agostino Sindaco di Poirino e Ferreri cav. Alberto Sindaco di Pralormo, l’8 di luglio, invitarono i maggiorenti delle due comunità ad intervenire all’adunanza generale di tutti i Comuni aventi interessi nella costruenda linea ferrata; adunanza programmata per le 9 del 21 corrente, nella sala Municipale di Canale, con lo scopo di addivenire alla Costituzione definitiva del Comitato direttivo cui affidarne il Mandato.

Leggi tutta la storia del TRAMWAY Museo Poirino

Ascolta la mandolinistica Poirinese

ANTICO GIOCO DEL TAVOLAZZO 

I primi cenni certi del gioco in Poirino si trovano nel manoscritto della famiglia Arpino dove si legge che nel 1662 Giacomo  Francesco  Arpino venne proclamato “RE dell’antico e Regio giuoco dell’archibuggio”, ma si ritiene che si praticasse già nella seconda metà del ‘500.

Il campo di gara si trovava a nord del castello alla fine di quella che oggi si chiama via del Tavolazzo.

Il gioco del Tavolazzo era l’avvenimento più importante dell’anno e il “RE” godeva di grande prestigio e popolarità presso la comunità.

L’inizio dei giochi era preceduto da solenni e coreografiche cerimonie.

Attorno al 1846 il gioco venne abolito ma nel  1864 anche allo scopo di continuare la tradizione del Tavolazzo, ma soprattutto per addestrare la popolazione alle armi, venne fondata la   “SOCIETA’ COMUNALE PER IL TIRO A SEGNO IN  POIRINO” che conservò motto e stemma della “Compagnia degli archibugieri”.

Per conoscere la storia e il folclore di questo antico gioco, potete scaricare la presentazione della conferenza tenuta dal relatore LUCIANO BARAVALLE, autore di ricerche storiche sul Tavolazzo:

ANTICO GIOCO DEL TAVOLAZZO A POIRINO

ed ecco le foto di alcuni momenti della conferenza organizzata da questa associazione presso la Sala Consiliare il giorno 9 Maggio 2018