Poirino e dintorni oggi

IL BORGO DI TERNAVASSO

Tratto da un servizio pubblicato sulla rivista Picchioverde, ottobre 2019, a cura di Alessandro Crivello

Un ampio territorio sito nel Comune di Poirino, ai confini con Carmagnola, Pralormo e Ceresole, noto per il suo antico castello, per la palazzina di caccia del Settecento, per i suoi boschi e le sue cascine, un lago artificiale, un Circolo Ippico ed una locanda, e per le famiglie nobiliari che lo hanno gestito nei secoli, in particolare i Roero, i Blancardi e, negli ultimi duecento anni, i Thaon di Revel.

Splendidi ambienti naturali, significativi monumenti storici, una agricoltura prospera rendono questo sito meritevole di essere visitato, nei limiti consentiti dal carattere privato dei beni ivi presenti.

Si trova lungo la strada provinciale n. 134 che collega Pralormo con la frazione Tuninetti di Carmagnola; dal capoluogo di Poirino dista una decina di chilometri.    

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IL CASTELLO ANTICO E LA PALAZZINA DI CACCIA

La costruzione del castello, ancor oggi in parte esistente, risale alla fine del secolo XIV, allorché i Roero acquisirono il feudo di Ternavasso, che ressero per circa quattrocento anni, con la precisazione che dall’inizio del Settecento passò ai Blancardi della Turbia attraverso il matrimonio della figlia di Maurizio Roero, Susanna, con un Blancardi. Nel corso della terribile battaglia di Ceresole (1544, combattuta tra i francesi di Francesco I e gli imperiali di Carlo V sul territorio sabaudo) il castello di Ternavasso fu in parte distrutto: ne rimase una manica, un poco sopraelevata rispetto al piano circostante, delimitata da due torri quadrate con merlatura guelfa, utilizzata per vario tempo, ancora in tempi abbastanza recenti (fino agli anni Sessanta del Novecento) come magazzino agricolo e alloggio per il curato e il fattore.

Attualmente è tutto vuoto, non è visitabile e richiederebbe un energico intervento di restauro per la sua conservazione.

A un centinaio di metri dal castello, separato da un bel giardino con siepi, aiuole e sentieri, si trova la graziosa ed elegante Palazzina di caccia, di proprietà privata dei Thaon di Revel che la abitano. Costruita originariamente all’inizio del Settecento dai Roero-Blancardi in sostituzione del vecchio castello in decadimento, ha subito nel tempo diversi interventi di ampliamento: significativo quello realizzato nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso dal conte Paolo volto a sopraelevare di un piano la palazzina onde consentire la successiva suddivisione in tre parti per le tre figlie.

Si presenta oggi come una bella costruzione unitaria e armoniosa, delimitata ai quattro angoli da torrette, con colori chiari esaltati dal verde circostante.

La palazzina presenta due belle facciate: una a nord rivolta verso il viale di accesso, ora chiuso, con un avancorpo a porticato a tre aperture, sormontato da terrazza con balaustra; a sud la facciata rivolta verso il parco è costituita da un protiro tetrastilo sormontato da un frontone triangolare e preceduto da una pensilina in ferro battuto e da una scalea accompagnata ai due lati da due statue di cervi in bronzo; due statue di volpi sono collocate sulla sommità delle due facciate.

Un ampio salone di rappresentanza si trova al piano terreno, ove pure fu ricavato nel 1940 un appartamento per il re Vittorio Emanuele III. Allo scoppio della guerra con la Francia il re Vittorio Emanuele III si trasferì nella palazzina di Ternavasso, ridenominata Villa Italia, per seguire da vicino le operazioni di guerra, e vi rimase per due settimane (11–28 giugno: molte informazioni su quell’evento furono registrate dall’allora curato di Ternavasso don Dezzutti nel proprio diario e sono riportate nel libro di Bellezza Prinsi).

La palazzina fu tutta adibita alla corte militare del re: spostato il mobilio, allontanate la contessa e la servitù, occupate anche parti del vecchio castello per alloggiare le guardie del corpo; ma quando il re ed il suo seguito ripartirono, annotò sconsolato il curato Dezzutti: Ternavasso ripiomberà nella sua deserta solitudine! Davanti alla Palazzina furono girate anche alcune sequenze del film Guerra e pace di King Vidor, uscito nel 1956.

 

LA TENUTA E LE CASCINE, I BOSCHI E IL LAGO

Sto usando il termine feudo di Ternavasso, giuridicamente e storicamente improprio, per sottolineare che questa tenuta fino agli anni Sessanta ha conservato di fatto numerosi caratteri degli antichi feudi: un vasto territorio agricolo con boschi e lago, un castello ed una famiglia nobiliare, una comunità di persone legate alla terra, parte dislocata nelle cascine parte nel borgo ove si trovavano alcuni “servizi” per tutto il “feudo”: la Parrocchia, la scuola, il forno, il fabbro, la locanda.

I terreni produttivi erano coltivati in parte direttamente dalla proprietà mediante un fattore e diversi salariati (l’antica pars dominica), in parte da famiglie di coltivatori dislocati nelle dodici cascine insediate nella tenuta con contratti di affitto (la pars massaricia).

All’inizio dell’Ottocento la tenuta di Ternavasso era costituita da circa 2600 giornate su cui vivevano 250 persone, in prevalenza nelle dodici cascine dislocate a nord e a sud della provinciale che l’attraversa: le cascine Palazzetto, Gallesio, Malvirà, Belvedere, Abbà Nuova, Perona, Cascinassa erano poste a settentrione, Copette, Bonavalle, Isabella, Fiorita, Granata invece si trovano a sud intorno al parco boschivo. Veramente nell’anno 1954 fu distaccata dal tenimento un’altra cascina, la tenuta Ruà con circa 450 giornate acquisita dalle Cartiere Burgo: per 22 anni in questo terreni vi sono state piantumazioni di piante da legno, vivai ma anche colture cerealicole, mediante lavoro salariato; nel 1976 tala cascina con parte dei terreni è passata ai fratelli Borello. Nell’anno 1974 nell’elenco comunale dei salariati agricoli risultavano 19 lavoratori fissi alle dipendenze dei Thaon, diretti da un fattore; in passato erano certamente più numerosi e tra di loro c’erano pure i “bergamini” addetti alle stalle e all’allevamento del bestiame.

Oggi l’indirizzo produttivo prevalente è quello cerealicolo zootecnico, con colture di grano, di mais finalizzato all’allevamento di bovini da ingrasso o da riproduzione.

Viene tuttora mantenuto l’allevamento di selvaggina per le riserve di caccia.

Il parco boschivo, costituito da circa 200 giornate recintate, si apre davanti alla palazzina e al vecchio castello e prosegue fino al lago che è tutto circondato da boschi; nel parco si alternano aree boschive e prative percorse da sentieri in terra battuta e da una strada inghiaiata che porta al lago. Ebbe un progettista illustre, l’architetto dei giardini sabaudi Xavier Kurten di origini prussiane, al quale l’allora marchese Carlo Ippolito nell’anno 1823 conferì l’incarico di redigere un ambizioso progetto che ancora si conserva.

Di grande utilità il lago artificiale, risalente al 1612, che occupa una estensione di circa 40 giornate ed una profondità di circa 5 metri: fu ottenuto sbarrando con un alto muraglione rinforzato da una scarpata in terra una area valliva ove confluiscono vari rii e fossati; le sue acque vengono utilizzate per irrigare i terreni circostanti.

 

ILBORGO

chiesa, forno, cimitero, scuole, locanda, circolo ippico

Alcuni dati demografici relativi al borgo di Ternavasso e dintorni.

Nel 1803, anno in cui il tenimento di Ternavasso fu distaccato dal Comune di Carmagnola ed aggregato al Comune di Poirino per una più equa ripartizione territoriale ai fini fiscali, contava 2.633 giornate e 250 abitanti.

Nell’anno 1949 al matrimonio di una delle figlie del conte Paolo furono invitati i rappresentanti di 28 famiglie insediate nella tenuta.

Attraverso i censimenti ISTAT si può seguire l’andamento degli abitanti del BORGO, ovvero il nucleo abitativo intorno al castello: 54 nel 1961, scesi a 19 nel 1981, a 13 nel 1991 e rimasti tali nel 2001.

Oltre alla terra, la CHIESA è sempre stata il riferimento della comunità.

Storicamente si hanno tracce di una cappella in Ternavasso a partire dal secolo XII; l’affresco vaticano che rappresenta la battaglia di Ceresole (1544) colloca la chiesa ove si trova attualmente con il suo campanile. E’ costituita da una sola navata, allungata nel 1912 in occasione della celebrazione di un matrimonio, con presbiterio, piccolo coro e ampia sacrestia. Nel corso dei secoli è stata aggregata a diverse diocesi: Asti, Saluzzo e infine Torino.

La parrocchialità è certamente riconosciuta dal secolo XVII ed è durata fino al 1986, anno in cui la Parrocchia di San Bartolomeo di Ternavasso venne soppressa e aggregata alla Parrocchia della Beata Vergine Consolata e S. Bartolomeo di La Longa; in tempi recentissimi le quattro parrocchie di Poirino sono state fuse in una sola facente capo al concentrico.

Chi sono stati i parroci di Ternavasso nel corso del Novecento: don Giacomo Dezzutti (1900-1956) al quale si deve un prezioso diario informativo sulla vita della comunità; don Guglielmo Cuminetti (1960-1969) e infine don Antonio Bellezza Prinsi (1969-1986 che continuò ad officiare a Ternavasso fino alla sua scomparsa nel 1999 e che ha scritto una dotta e puntuale storia della famiglia Thaon e di Ternavasso).

Le necropoli da sempre sono un segno storico della presenza umana: anche a Ternavasso esistono SEPOLCRETI e un CIMITERO a testimonianza della numerosa presenza abitativa nel passato.

Per secoli le sepolture sono avvenute sotto il presbiterio della chiesa in un ampio ambiente ricavato dal dislivello tra il piano della chiesa stessa e le sue fondazioni: ambiente suddiviso in tre sezioni: morti comuni, salme dei bambini (un tempo la mortalità infantile era molto alta), area per i curati della Parrocchia.

Tale sepolcreto è stato utilizzato fino al 1828 allorché fu realizzato a 300 metri dal borgo verso la frazione Tuninetti un cimitero recintato, con una cappella e tombe individuali con croci e lapidi. Sotto la navata della chiesa era stato ricavato il sepolcreto per i defunti delle famiglie proprietarie, i Roero Blancardi. Con l’avvento dei Thaon fu ricavato altro sepolcreto sempre sotto la chiesa (tra gli altri vi è sepolto il conte Giuseppe Alessandro fondatore dei Carabinieri); all’inizio del Novecento vi fu un ulteriore ampliamento di detto sepolcreto ove riposano l’ultimo conte Paolo (1973) e la consorte Angelica Salvi Del Pero (1978).

Dall’anno 1900 nel borgo era certamente attiva la SCUOLA elementare tenuta dal nuovo curato don Dezzutti; il quale fece scuola fino all’anno 1913 allorché le scuole, per interessamento del conte Vittorio e della contessa Elfrida, furono affidate alle Suore Albertine di Lanzo che vi dimoravano e collaboravano con la Parrocchia. Nel 1931 alle Suore Albertine subentrarono le suore del Cottolengo fino al 1935, anno in cui il conte Thaon rinunciò agli oneri derivanti da tale servizio e affidò le scuole allo Stato.

La scuola di Ternavasso, ovviamente gestita con pluriclassi, è rimasta aperta fino ai primi anni Settanta.

Un borgo non può essere tale se manca di una LOCANDA: nel progetto Kurten del 1823 era già indicata una osteria; in passato fungeva anche da spaccio di alimentari e da Dopolavoro; ora è un ristorante denominato appunto Locanda del borgo.

E infine per fare il pane le famiglie in passato disponevano di un FORNO a legna, ancora ben conservato.

Il CIRCOLO IPPICO CASTELLO DI TERNAVASSO.  Aperto nel 1992 dai Thaon con altri tre soci in un sito attiguo al castello e al borgo, offre una scuola di equitazione ed una pensione per cavalli con 54 box e vari impianti tra cui un maneggio coperto; costituisce anche una opportunità di ritrovo per i soci grazie al ristorante e ad una piscina scoperta.

INIZIATIVE RECENTI: Fotovoltaico, le bufale delle Copette, Il Poggio, Militali,

L’area di Ternavasso si rivela attiva e prodiga di iniziative economiche e civili che mantengono noto il nome della zona. Mi riferisco ad un gigantesco impianto fotovoltaico, alle attività sviluppate in due ex cascine della tenuta, ad una singolare mostra di attività militari.

L’impianto fotovoltaico è stato realizzato nei primi mesi dell’anno 2011 su terreni di proprietà dei Thaon de Revel acquisiti in diritto di superficie per 28 anni dalla SOLESA srl, una società specializzata nella progettazione, costruzione e manutenzione di impianti ad energia solare, in particolare fotovoltaici.

L’area interessata dall’impianto riguarda 21 ettari, ovvero circa 54 giornate piemontesi di terreni agricoli temporaneamente dedicati ad un impianto industriale ma riconvertibili ad uso agricolo: i pannelli fotovoltaici sono sorretti da pali metallici conficcati nel terreno, quindi potranno essere estratti alla chiusura dell’impianto; non vi sono cementificazioni ad eccezione di due cabine elettriche.  Il 29 aprile 2011 è iniziata la produzione di energia elettrica che raggiunge la media di 10 milioni di KWh all’anno, con una potenza di 7800 KW picco.

Anche il Comune di Poirino trae benefici da questo impianto: due sezioni minori sono state costruite a titolo gratuito dalla Solesa per il Comune di Poirino che beneficia del conto energia, su terreni dati in uso gratuito dalla proprietà Thaon de Revel al Comune di Poirino.

La cascina Le Copette è stata riconvertita all’allevamento di bufale, alimentate con foraggi e cereali di produzione propria e destinate alla produzione di latte lavorato nella stessa azienda. Un apposito spaccio aziendale vende formaggi, yogurt, burrata, ricotta nonché salumi e carne di bufalo.

La cascina Palazzetto è stata venduta ad una società privata che l’ha trasformata nel centro agrisportivo Il Poggio: impianti sportivi (tennis, pallavolo, basket, calcetto), piscina, ristorazione, appartamenti, il tutto in mezzo al verde della campagna.

La tradizione militare dei Thaon è stata rivisitata attraverso una singolare iniziativa, Militali: una adunata di appassionati di armi e tecniche militari di vari eserciti svoltasi per sette edizioni dal 2011 al 2017 nei due giorni dell’ultimo weekend del mese di giugno.

Un centinaio di mezzi (carrarmati, autoblindo, jeep, moto, auto d’epoca, anfibi, piccoli aerei), centinaia di militari vestiti nelle divise dei diversi eserciti (italiano, americano, tedesco, inglese…), postazioni di artiglieria e di mitragliatrici, trincee della prima guerra, accampamenti di tende, mezzi e personale della Croce Rossa: per due giorni tutti accampati tra i prati ed i boschi compresi tra il borgo ed il lago, in continuo movimento per incursioni dimostrative ed azioni di combattimento.

Un evento che ha raccolto migliaia di visitatori ma che dal 2018 non è più stato riproposto, soprattutto a causa delle norme di sicurezza sempre più complesse.